Abbandonati, il rapporto di Amnesty International Italia sulle violazioni dei diritti umani nelle case di riposo italiane durante il Covid-19

Abbandonati, il rapporto di Amnesty International Italia sulle violazioni dei diritti umani nelle case di riposo italiane durante il Covid-19

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28/12/2020



Amnesty International Italia ha presentato “Abbandonati”, il rapporto sulle violazioni dei diritti umani nelle strutture residenziali socio-sanitarie e socio- assistenziali italiane durante la pandemia da Covid-19.

Amnesty International Italia ha raccolto oltre 80 interviste a familiari e operatrici in tre regioni d'Italia, Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto, e ha analizzato l'impatto delle decisioni e azioni delle istituzioni nella risposta alla pandemia nelle residenze (RSA, Case di Riposo, etc.).

Ecco i punti salienti del Rapporto:

  • sia a livello nazionale che a livello regionale e locale non sono state adottare misure tempestive per proteggere la vita e la dignità delle persone anziane nelle strutture residenziali;
  • il ritardo o, in molti casi, la totale mancanza nell'emanazione di provvedimenti adeguati, si sono spesso tradotti in violazioni del diritto alla vita, alla salute e alla non discriminazione delle persone anziane che vivono nelle strutture residenziali e degli/delle operatrici che vi lavorano;
  • le decisioni e le pratiche assunte dalle autorità a tutti i livelli, hanno anche avuto un impatto sui diritti alla vita privata e familiare dei residenti ed è possibile che, in certi casi, abbiano violato il diritto a non essere sottoposti a trattamenti inumani e degradanti;
  • l'intempestiva chiusura alle visite esterne delle strutture, il mancato o tardivo sostegno delle istituzioni nella fornitura di dispositivi di protezione individuale (Dpi) alle stesse, il ritardo nell'esecuzione di tamponi sui pazienti e sul personale sanitario, sono alcuni elementi che hanno contribuito al tragico esito e che dimostrano la de-prioritizzazione di questa tipologia di presidi rispetto a quelli ospedalieri, nonostante la popolazione anziana fosse stata dichiarata dall'Organizzazione mondiale della sanità (Oms), tra le più vulnerabili al virus fin dall'inizio della pandemia;
  • ancora oggi non esistono indicazioni che impongano, a livello uniforme sul territorio nazionale, una cadenza regolare e frequente per l'effettuazione di tamponi nell'ambito di uno screening all'interno delle strutture di residenza sociosanitarie e socioassistenziali;
  • i trasferimenti di pazienti sia con Covid-19, sia con sintomi riconducibili alla malattia dagli ospedali verso le residenze, in assenza dell'applicazione dei requisiti operativi, fisici e relativi al personale sanitario che potessero garantire una concreta limitazione del contagio, hanno a loro volta contribuito alla diffusione del Covid-19 all'interno delle strutture;
  • numerose testimonianze rilasciate ad Amnesty International Italia dagli operatori sanitari, hanno segnalato la mancata attuazione dei protocolli per l'isolamento delle persone anziane e per la separazione degli spazi;
  • la pandemia ha mostrato in modo inequivocabile l'inadeguatezza del sistema di controllo delle strutture in questione. Infatti nel periodo di chiusura delle residenze al mondo esterno in cui i controlli delle aziende sanitarie locali avrebbero dovuto essere più frequenti e più approfonditi – vista l'impossibilità di vigilanza da parte dei familiari, amici e dei volontari – sono state solo formali e amministrative;
  • numerose testimonianze di operatori sanitari e di familiari, hanno riferito dell'impossibilità o dei gravi ostacoli incontrati nel far ospedalizzare le persone anziane con Covid-19 o con sintomi simil-influenzali;
  • la cronica carenza di personale – inasprita dall'alto numero di operatori sanitari in malattia e dai reclutamenti straordinari dei presidi ospedalieri – ha comportato un grave abbassamento del livello di qualità dell'assistenza, delle cure e delle condizioni di lavoro terribili per gli operatori stessi, sottoposti a un grave stress fisico e psicologico per essere anche sovraesposti al rischio di contagio;
  • i pochi Dpi a disposizione, le indicazioni scorrette circa il loro uso – o addirittura istruzioni relative al riutilizzo di dispositivi monouso – l'inadeguata formazione, l'esecuzione dei tamponi con frequenza irregolare e solo a partire da una fase avanzata dall'emergenza, quando il picco dei decessi della prima ondata era stato superato, la mancata attuazione di protocolli appropriati a contenere la circolazione del virus nelle strutture, hanno accresciuto il rischio per gli operatori di contrarre il Covid-19;
  • numerose le controversie tra lavoratori e strutture, come quella che ha visto protagonisti cinque operatori di una residenza sanitaria assistenziale (Rsa) milanese, licenziati dopo aver presentato un esposto contro la struttura che aveva tenuti nascosti moltissimi casi di lavoratori contagiati da Covid-19 e avere impedito l'uso delle mascherine per non spaventare l'utenza;
  • la chiusura delle visite all'esterno ha generato grandissime difficoltà tra i familiari nel reperire informazioni circa lo stato di salute dei propri cari e ha determinato l'assenza di trasparenza da parte delle strutture sull'andamento epidemiologico all'interno delle strutture e sulle misure prese per proteggere i propri familiari. Inoltre, l'isolamento domiciliare di tanti medici, ha reso in molti casi impossibile il confronto tra i familiari e il medico della struttura per ottenere informazioni più approfondite;
  • sin dall'inizio dell'emergenza sanitaria, governo e autorità regionali e locali non hanno mai reso pubblici dati e informazioni omogenei e completi sulla diffusione del contagio nelle strutture residenziali, sostanziali per una lettura tempestiva del fenomeno e tale da evitare, tra le altre cose, il ripetersi delle violazioni e della mancata tutela dei diritti alla vita, alla salute e alla non discriminazione dei pazienti anziani.

In conclusione, Amnesty International Italia evidenzia la necessità da parte delle autorità nazionali, regionali e locali di attuare misure adeguate e tempestive quali: adeguati standard di assistenza, l'accesso non discriminatorio alle cure, garantire un contatto regolare con le famiglie, massima trasparenza sui dati relativi alla gestione della pandemia da Covid-19, per assicurare il rispetto dei diritti umani fondamentali delle persone anziane residenti nelle strutture sociosanitarie e socioassistenziali.
Amnesty International Italia chiede un'inchiesta pubblica e indipendente che chiarisca le responsabilità e suggerisca misure concrete per affrontare le criticità riscontrate, tra cui il miglioramento dei meccanismi di sorveglianza - di tutte le strutture presenti sul territorio nazionale - e non solo nelle tre regioni oggetto dell'indagine.
Infine lancia un appello per il diritto alla salute delle persone anziane nelle RSA.

ABBANDONATI, IL RAPPORTO DI AMNESTY INTERNATIONAL ITALIA