I pensionati di nuovo in Piazza per sostenere la piattaforma sindacale unitaria contro i tagli alle pensioni.

I pensionati di nuovo in Piazza per sostenere la piattaforma sindacale unitaria contro i tagli alle pensioni.

Notizie Principali

21/06/2019



Come ormai è noto, nel prossimo triennio, per effetto della Legge di Bilancio 2019, è stata introdotta una nuova disciplina della perequazione automatica dei trattamenti pensionistici, in base al meccanismo dell'art. 34 c. 1 della legge 448/98, che considera l'importo complessivo al lordo di tutti i trattamenti pensionistici in capo al singolo pensionato.

Secondo la nuova disciplina, la rivalutazione automatica delle pensioni è rimodulata su sette fasce, con percentuali di indicizzazione al costo della vita che decrescono man mano che aumentano gli importi complessivi degli assegni pensionistici.

Si tratta dunque di un sistema di indicizzazione più penalizzante rispetto allo schema della l. 388/2000 – che, lo ricordiamo, agisce per classi di importo complessivo di pensione ed è articolato su tre scaglioni rispettivamente del 100% (fino a 3 volte il TM), del 95% (tra 3 e 5 il TM) e del 75% (oltre le 5 il TM ).

Anche in base agli accordi sottoscritti nel 2016 tra governo e parti sociali, la l. 388/2000 sarebbe dovuta entrare in vigore nel 2019, allo scadere della seconda proroga, in ordine di tempo, della l. 147/2013, con il cosiddetto sistema Letta, per fasce.

Perciò, a normativa vigente, l'Inps, al fine di emettere con la rata di gennaio i mandati di pagamento delle pensioni con i nuovi importi, già nel mese di novembre aveva proceduto ai rinnovi delle pensioni secondo lo schema più vantaggioso della l. 388/2000.

Successivamente però, come già abbiamo detto, l'attuale Governo, disattendendo tali accordi, ha introdotto con la legge di Bilancio 2019 un nuovo schema di rivalutazione, indubbiamente peggiorativo per i pensionati.

Infatti, dal mese di aprile, l'Istituto ha ricalcolato tutti i trattamenti pensionistici superiori a tre volte il Trattamento Minimo Inps (ossia, superiori a € 1.522,26 euro lordi mensili), applicando le nuove percentuali all'indice definitivo di rivalutazione Istat per il 2019, pari all'1,1%. Tenendo anche conto della norma di garanzia, si tratta di ben 13 fasce di perequazione.

Ora, il recupero delle somme corrisposte in più da gennaio a marzo, per effetto del sistema di perequazione più favorevole, avverrà da parte dell'Inps nel mese di giugno, dopo le elezioni europee del 26 maggio p.v. Un precedente da non dimenticare quando si presenteranno situazioni analoghe, visto che di solito l'Istituto procede al recupero delle somme indebitamente corrisposte nei 60 giorni successivi alla comunicazione dello stesso indebito. Il ricalcolo riguarda circa 5 milioni e 600 mila posizioni, con un recupero mensile di circa 30 milioni di euro.

Purtroppo ancora una volta, i pensionati sono utilizzati come bancomat per finanziare le misure previste nella legge di bilancio. In tre anni, la manovra sottrae ai pensionati oltre 3 miliardi e mezzo di euro. Non è giusto.

Si deve cambiare. Il Governo deve proseguire, attraverso i Tavoli, il confronto con il movimento sindacale e con i sindacati dei pensionati, sulla previdenza, sulla non autosufficienza, sul fisco e su tutti gli altri temi che interessano giovani, lavoratori e pensionati.

I pensionati non possono essere considerati un peso per la società e un ostacolo ai diritti e alle giuste rivendicazioni dei giovani; ogni giorno assistiamo ad attacchi indiscriminati alle pensioni. Oggi le pensioni sono descritte come frutto di privilegi e ruberie, giustificando, in questo modo, penalizzazioni e tagli fatti senza alcun rispetto dello stato di diritto.

Chiediamo, dunque, pensioni adeguate che non perdano valore con il passare del tempo attraverso meccanismi di recupero dell'inflazione più efficaci.

Si deve tornare al meccanismo di indicizzazione precedente previsto dalla legge 388/ 2000, più equo, così come era stato concordato dal sindacato con le precedenti compagini governative.

Più in generale, ancora una volta, al di là delle dichiarazioni rassicuranti provenienti dai maggiori esponenti politici circa l'imminente ripresa economica del Paese, attraverso specifiche misure, il Governo ha agito senza confrontarsi con le parti sociali con provvedimenti, come Quota 100, che si aggiungono a quelli già esistenti in ambito previdenziale, oppure con altri in ambito assistenziale, come il Reddito di Cittadinanza, che ne sostituiscono alcuni già in vigore come, ad esempio il Reddito di Inclusione (REI), il cui limite era la scarsezza delle risorse destinate non già la sua efficacia. La tanto sbandierata pensione di cittadinanza invece finirà per riguardare un numero molto limitato di persone e non basterà ad affrontare il tema della povertà.

A far discutere di Quota 100, non è tanto la formula quanto il fatto che questa sia una misura tampone: consentire ai lavoratori di andare in pensione a 62 anni solamente per i prossimi tre anni, infatti, non è assolutamente sufficiente per risolvere i problemi di flessibilità, ma nel tempo risulterà addirittura destabilizzante per il nostro sistema pensionistico pubblico, con un impatto rilevante in termini di spesa previdenziale. Senza contare che i requisiti di Quota 100 escludono migliaia di lavoratori, specialmente le donne che molto difficilmente raggiungono i 38 anni di contribuzione richiesti dalla misura, visto che nella maggior parte dei casi hanno svolto lavori part-time e discontinui. A tal proposito, per favorire il pensionamento delle donne è stato chiesto un anno di contribuzione bonus per ogni figlio.

I sindacati, quindi, hanno chiesto al Governo di pensare fin da subito ad una nuova riforma delle pensioni,  poiché Quota 100 non è sufficiente ed è una misura “a termine”.

Con i provvedimenti di carattere previdenziale ed assistenziali è stato interrotto il cammino di progressiva fuoriuscita dalla Fornero, avviato con l'accordo sottoscritto da CGIL, CISL, UIL con il Governo nel settembre del 2016, basato su criteri di equità per il riconoscimento della diversa gravosità del lavoro, del lavoro di cura delle donne, colpite duramente dall'innalzamento del requisito di età per la pensione di vecchiaia, per un rinnovato patto tra generazioni a sostegno del sistema pubblico a ripartizione, per una migliore tutela del potere d'acquisto delle pensioni. Si impegnano risorse importanti su questo provvedimento, ma la legge “Fornero” rimane immutata, a partire dall'adeguamento periodico dell'età all'aumento della speranza di vita, confermato per la pensione di vecchiaia e per l'assegno sociale.

Nulla è stato previsto inoltre sul fronte delle tasse, che i pensionati pagano in misura maggiore rispetto ai lavoratori dipendenti, e tanto meno sulla sanità, sull'assistenza e sulla non autosufficienza, che sono temi di straordinaria rilevanza per la vita delle persone anziane e delle loro famiglie e che necessiterebbero quindi di interventi e di risorse

Agire dunque sulla riduzione delle tasse dei lavoratori e dei pensionati, che pagano la quasi totalità dell'Irpef: sui pensionati italiani, infatti, grava una imposizione doppia rispetto alla media europea. La tassazione deve essere pertanto uniformata a quella dagli altri Paesi europei.

Più reddito alle pensionate e ai pensionati vuol dire maggior benessere delle famiglie, maggiori consumi, maggiore sviluppo, maggiore crescita. Il 75% circa delle imprese italiane produce merci per il mercato italiano. Solo accrescendo il potere di acquisto dei pensionati, e dei lavoratori, si potrà far ripartire il nostro Paese e l'occupazione. Non a caso, da anni, denunciamo che si deve garantire un Paniere Istat più rappresentativo dei consumi specifici delle persone anziane, che non sottovaluti le loro abituali spese, quelle   per le medicine, per le cure, per le badanti, le colf, gli ausili e le protesi.

Il governo si è mostrato del tutto sordo alle rivendicazioni e alle necessità dei pensionati italiani, accusati addirittura di essere degli avari per aver osato protestare a fine dicembre contro il taglio della rivalutazione.                             

Le piattaforme, confederali e dei pensionati, che hanno sorretto le mobilitazioni di dicembre 2018 e gennaio 2019 contro il taglio alla perequazione, e la manifestazione di CGIL CISL UIL del 9 febbraio u.s. a Roma, mantengono intatta la loro validità chiedendo con forza al Governo una inversione di rotta per mettere al centro dell'azione lo sviluppo e il lavoro.

Per questo abbiamo proseguito la nostra protesta con delle assemblee in tutto il Paese a sostegno della piattaforma sindacale unitaria su sviluppo, lavoro, fisco e welfare.

Mobilitazione culminata con la grande manifestazione nazionale dei Pensionati di Cgil, Cisl e UIL, a Roma , in Piazza San Giovanni il 1° giugno 2019.