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03/09/2026
L’Italia sta vivendo una trasformazione demografica profonda. Secondo le più recenti previsioni ISTAT, la popolazione residente passerà dai 58,9 milioni del 2025 ai 55 milioni nel 2050, fino a scendere a 45,8 milioni nel 2080: oltre 13 milioni di abitanti in meno in poco più di mezzo secolo.
Ma non saremo semplicemente meno numerosi. Saremo anche più anziani e più soli.
Oggi il 24,7% della popolazione ha almeno 65 anni e l’età media è di 46,8 anni. Nel 2050 gli over 65 potrebbero arrivare al 34,6%: circa una persona su tre.
A spingere questa trasformazione è soprattutto la denatalità. Nel 2024 sono nati circa 370 mila bambini, mentre i decessi sono stati circa 651 mila. Il numero medio di figli per donna è sceso a 1,18, molto lontano dai circa 2,1 necessari per garantire il ricambio generazionale.
E il fenomeno rischia di autoalimentarsi: meno nascite significano meno giovani e, domani, meno potenziali genitori. A questo si aggiunge il progressivo invecchiamento delle generazioni numerose e la diminuzione della popolazione in età lavorativa.
Cambiano anche le famiglie. Le persone che vivono sole sono già una componente sempre più importante e, secondo le proiezioni ISTAT, nel 2050 potrebbero rappresentare oltre il 41% delle famiglie. Cresce quindi anche il rischio di isolamento sociale, soprattutto nelle età più avanzate.
Perché vivere più a lungo è una grande conquista. La sfida è fare in modo che vivere più a lungo non significhi vivere più soli.
Il futuro demografico dell’Italia, dunque, non è soltanto una questione di numeri. È una questione di qualità della vita e di equilibrio tra le generazioni.
La domanda non è soltanto: «Quanti saremo?»
Ma soprattutto: «Che Paese vogliamo essere quando saremo meno, più anziani e con famiglie sempre più piccole?»