Povertà e Reddito/Pensione di cittadinanza i dati di settembre 2021

Povertà e Reddito/Pensione di cittadinanza i dati di settembre 2021

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05/10/2021



Importanti i dati aggiornati all’8 settembre 2020, relativi ai nuclei percettori di Reddito e Pensione di Cittadinanza e Reddito di Inclusione, tra aprile 2019 e agosto 2020, e di Reddito di Emergenza (REM), tra maggio e agosto 2020 dell’Osservatorio Reddito e Pensione di Cittadinanza.

Il Reddito di cittadinanza (RdC) è una misura di politica attiva del lavoro e di contrasto alla povertà, alla disuguaglianza e all'esclusione sociale; si tratta di un sostegno economico ad integrazione dei redditi familiari, finalizzato al reinserimento lavorativo e sociale.

Il beneficio assume la denominazione di Pensione di cittadinanza (PdC), se il nucleo familiare è composto esclusivamente da uno o più componenti di età pari o superiore a 67 anni.

Il Reddito di Emergenza invece è una misura straordinaria di sostegno al reddito, istituita dal decreto Rilancio in favore dei nuclei familiari in difficoltà a causa dell’emergenza epidemiologica da COVID-19.

L’Osservatorio statistico sul Reddito/Pensione di Cittadinanza fornisce ogni mese le essenziali informazioni statistiche sui nuclei familiari percettori del beneficio economico.

Alla data dell’8 settembre, 2.110.172 di nuclei hanno presentato una domanda di Reddito/Pensione di Cittadinanza all’INPS: 1.464.835 domande sono state accolte, 101.052 sono in lavorazione e 544.285 sono state respinte o cancellate. Da aprile 2019 ad oggi, 160.576 nuclei sono decaduti dal diritto.

Le Regioni del Sud e delle Isole, con 1.174.469 nuclei (55,7%), detengono il primato delle domande pervenute, seguite dalle Regioni del Nord, con 587.502 nuclei (27,8%), e da quelle del Centro con 348.201 nuclei (16,5%). Al 31 luglio 2020, risultano 599.940 nuclei richiedenti il Reddito di Emergenza: 285.234 sono le domande accolte, 300.619 sono state respinte e 14.087 domande sono in lavorazione. La distribuzione geografica delle domande pervenute rispecchia quella già osservata per il Reddito di Cittadinanza: maggiore concentrazione nelle regioni del Sud e delle Isole (45,8%), a seguire le Regioni del Nord (33,8%) e infine quelle del Centro (20,4%).

Per il Reddito di Cittadinanza il nostro Paese spende circa 7,2 miliardi l’anno per sostenere 1,36 milioni di famiglie su 2 milioni di famiglie povere totali. Questo strumento, però, è nato con molti limiti che vanno urgentemente corretti, cominciando col non darlo a chi non ne ha diritto. Al 31 agosto scorso, su 3.027.851 persone che avevano ottenuto il Reddito di Cittadinanza, a 123.697 è stato revocato l’assegno a causa di dichiarazioni false. Le più frequenti riguardano la composizione del nucleo familiare, il reddito, la mancata dichiarazione dello stato detentivo o della presenza di condanne di particolare gravità, come l’associazione mafiosa.

Al riguardo, è mai possibile che in questo Paese non si riesca a fare con anticipo le normali verifiche preventive, in ordine alla sussistenza dei requisiti necessari per accedere al reddito di cittadinanza? E’ mai possibile che non si riesca a incrociare le numerose banche dati, prima di attribuire il suddetto reddito, e non dopo averlo già dato? E’ mai possibile che l’Inps non riesca ad attingere, prima, alle informazioni già in possesso di diversi enti pubblici (Anagrafe tributaria, Casellario giudiziario, Pra, Regioni, Comuni) e diverse Istituzioni private (banche e assicurazioni) per fare opportuni, giusti e sacrosanti controlli sui richiedenti il sussidio? Possibile che non si riesca a sapere, prima di dare, se i richiedenti sono possessori di beni immobili, intestatari di autoveicoli, ricoverati in strutture pubbliche di lunga degenza, titolari di condanne o misure cautelari personali, intestatari di conti correnti, di assicurazioni?

E in era digitale di “big date” questo, almeno per noi, è un autentico mistero!

Inoltre, alcuni parametri vanno rivisti. Per esempio, la scala che assegna le risorse va riparametrata in funzione del costo della vita dei territori e del numero dei componenti della famiglia, che oggi penalizza esageratamente le famiglie con figli. Anche perché, aiutare in modo equo, vuol dire creare le condizioni perché questi bambini ricevano un’istruzione adeguata e non siano i nuovi poveri di domani.

Per la Fnp Cisl l’Alleanza contro la povertà, il Reddito di Cittadinanza ha funzionato bene come misura di contrasto alla vera povertà, ma quello che serve è una riforma delle parti del provvedimento che non hanno funzionato. Ci sono studi che dicono quali sono gli elementi sui cui lavorare, senza partire ogni volta da zero. Bisogna mettere in conto che non si tratta soltanto di approvare o no una misura, c’è anche una ricaduta concreta sul territorio.

Le polemiche su Reddito di cittadinanza non vanno mai in vacanza. E le baruffe balneari (accentuate dalla campagna elettorale) tra chi ne chiede la cancellazione e chi lo difende con forza, nonostante le criticità, non ci appassionano più di tanto. Certi toni aspri del dibattito appaiono fuori luogo e strumentali a contrasti politici, che nulla hanno a che fare con il bene comune e con la concreta vita dei cittadini.

Dai tempi del Rei la Fnp Cisl sostiene che sono necessari strumenti per la lotta contro la povertà, che cerchino di garantire un sussidio minimo alle persone disoccupate da tempo e/o con un reddito sotto una certa soglia, guarda caso in continuo aumento in Italia, in Europa e nel mondo. E’ una questione di civiltà, è un aiuto ai più deboli e più sfortunati.

Per certi versi questa misura ha fatto involontariamente da “cuscinetto” per le fasce più povere della popolazione, soprattutto in un periodo così difficile delle nostre vite.

A nostro parere Il Reddito di cittadinanza (come il precedente Rei) va confermato, va difeso come misura di contrasto universale alla povertà, come misura politica di uno Stato che non lascia solo nessuno. E semmai sosteniamo che va messo a punto, che ha bisogno di un tagliando dopo due anni di rodaggio. Oggi siamo in grado di analizzarne i punti di forza e di debolezza. E per farlo basta prendere in considerazione la platea dei beneficiari, l’entità del sussidio, la conseguente corrispondenza di domanda offerta nel mercato del lavoro che è mancato.

La misura del Rdc può essere ampliata, migliorata ma non depotenziata. Condividere il principio del Rdc dimostra anche la disponibilità a migliorare questo strumento, necessario per evitare l'aggravarsi della questione sociale. In particolare per la Fnp Cisl occorre metter mano ai criteri di accesso alla misura per le famiglie numerose, prevedere una differenziazione regionale che tenga conto anche del costo reale della vita (e non sono pochi punti decimali) e rivedere la residenza per gli stranieri oggi di 10 anni.

E soprattutto, come dice il nostro segretario Luigi Sbarra: “bisogna confermare questa misura di contrasto universale alla povertà, ma sul tema del rapporto tra giovani e lavoro, sull’incrocio domanda offerta, il vero investimento ce lo giochiamo cambiando e riformando gli ammortizzatori sociali, facendo un grande investimento sulle politiche attive e finanziando un piano nazionale sulla formazione e sulla crescita delle competenze, soprattutto quelle digitali”.

Sono davvero allarmanti i dati sull’aumento nel 2020 in tutte le Regioni della povertà; oltre 5,6 milioni di persone vivono di stenti. Una situazione drammatica, aggravata dalla pandemia che reclama una politica specifica per sostenere le famiglie attraverso il lavoro, l’inclusione, nuovi servizi sociali.

Queste sono le sfide che ci attendono e che affronteremo insieme, passo dopo passo.

Per approfondire i dati relativi ai nuclei beneficiari del Reddito/Pensione di Cittadinanza e Reddito di Inclusione, alle persone coinvolte e all’importo medio del beneficio attraverso l’Osservatorio statistico navigabile al seguente link:

https://www.inps.it/news/osservatorio-redditopensione-di-cittadinanza-e-rem-dati-disettembre